Vince la sesta edizione di CrashTest Festival la compagnia internazionale Welcome Project con lo spettacolo Intime Fremde.

Ecco la motivazione della giuria:

Per aver saputo toccare i nervi scoperti della convivenza sociale del nostro cupo presente, sollecitando così un interrogativo sulla funzione del teatro oggi, la giuria critica, non senza un'animata ma appassionate discussione, premia il lavoro che più si propone di intercettare il linguaggio di un futuro possibile: Intime Fremde di Welcome Project.

 

Il premio del pubblico invece è stato assegnato allo spettacolo Interrail di FrequenzeAlfa Teatro.

regia Chiara Elisa Rossini
con Aurora Kellermann, Babeth PWoudenberg, Ela Cosen
luci Alessio Papa
una produzione Teatro del Lemming / Tatwerk Performative Forschung

 

 

Intime Fremde si colloca in un altrove fin dalle prime incomprensibili battute. È altro rispetto alla definizione di spettacolo. È altro perché sfrangia l'inizio - agendo lo spazio esterno alla sala con una sorta di prologo della violenza in cui lo spettatore è subito strappato alla sua dimensione convenzionale -. È altro perché invade la zona della realtà in senso fisico e psichico. È altro perché contravviene al gioco dei ruoli. E questa creazione di stati emergenziali in sé destrutturante serve ad affondare nella carne dell'epoca, alludendo al pericolo dell'infrazione di un patto sociale, che è quello che costituisce i nostri stati nazione. Così la provocazione sfocia in una laica comunione culminando nel gesto rituale dello scambio della mano come allusione a più ampie forme d'accoglienza.

SONIA ANTINORI | Presidente di giuria

 

 

Disagio, imbarazzo, smarrimento, paura e forse poi, intimità.
Queste le sensazioni che la compagnia informale e femminile, Welcome Project, vorrebbe trasmettere con il lavoro Intime Fremde.
Un ingresso letteralmente ostico, fatto di comandi, controlli e verifiche, guida lo spettatore alla fruizione di un testo in cui si mescolano le storie dei singoli a quelle di un'umanità costantemente smarrita e sottoposta al giudizio.
Fortemente caratterizzato dagli elementi tipici del Teatro del Lemming che lo produce insieme al Tatwerk Performative Forschung, lo spettacolo è dedicato all'essere estranei gli uni agli altri e fa del teatro, una nazione il cui il pubblico è considerato "lo straniero".
Emerge quanto pericoloso sia costruire relazioni basate sulla diffidenza, la prevaricazione e, soprattutto, sull'insicurezza: "People are strange when you are stranger" intonava Jim Morrison in un noto pezzo dei doors....
Costruendo momenti di intimità e conflitto fra le performers e gli spettatori, il lavoro
fa intravedere l'affresco di un mondo che dimentica di ricordare.
In fondo, un invito a scambiarci un segno di pace.

MIRIAM LAROCCA | Giuria

 

 

L'intimo straniero (Intime Fremde) è il vicino che non conosciamo, di cui diamo per scontato la prossimità in una logica di convivenza sociale fatta di convenienze e "non detti". La compagnia Welcome Project nasce a Berlino e fa della diversità la caratteristica principale del lavoro: la regista Chiara Elisa Rossini, italiana formatasi al Teatro del Lemming, ha concepito Intime fremde come uno scambio culturale scegliendo attrici di diversa provenienza così da innescare un meccanismo di mistificazione teatrale e sociale che verte sulla ricerca di un linguaggio comune. Attingendo ai fantasmi del passato e ponendo interrogativi su un presente che non sembra diverso, questa drammaturgia, piena di spunti originali, seppur nella sua frammentaria natura, chiede allo spettatore di assumere un ruolo e prendere una posizione scuotendoci dalle spalle con forza.

SILVIA MAIURI | Giuria

 

 

"La cittadinanza è uno status che è concesso soltanto a chi è inserito a pieno diritto in una comunità". Scriveva Thomas Marshal. Chiunque si veda negato questo pieno diritto, smette di essere chi è per trasformarsi in ciò che viene percepito. Alieno, corpo reificato, oggetto nient'altro che di sguardi di sospetto e di giudizi tracciati con la spada del disprezzo. Corpi che mani invadenti spogliano della propria individualità. Welcome project, con Intime Fremde, strattona lo spettatore dentro ciò che racconta, identificando ciascuno nelle innumerevoli forme di altro che 4 attrici da diverse parti del mondo possono incarnare. Ogni spettatore può sentire sulla sua pelle il non essere compreso e non comprendere, l'essere straniero. E scoprire tuttavia che la spinta alla relazione può scompaginare le carte. Che l'emozione, che colpisce forte e senza filtri, può cambiare le nostre risposte alle domande che il presente chiama a farci. Perché forse esiste un teatro, ma non più un confine definito fra realtà e finzione.

CHIARA PALUMBO | Giuria

 

 
Intime Fremde è un'indagine coraggiosa sulla concezione dello straniero. Una condizione che riguarda l'intera umanità, poiché si è sempre alla periferia di qualche parte del mondo. Siamo tutti alieni: gli ebrei di ieri, gli immigrati di oggi, gli omosessuali di tutti tempi, le donne verso le quali il giudizio è sempre impietoso. Siamo tutti alieni quando viviamo in un luogo e vorremmo o dovremmo essere altrove. L'alieno è parte della storia delle comunità umane che attraverso il controllo, l'etichettatura, la catalogazione, l'esclusione ne fanno strumento di autodeterminazione e di definizione dell'identità. Le performers di Welcome Project - The foreigner's theatre creano con gli spettatori momenti di identità e di conflitto, trasformando il luogo teatrale in una "nazione" diffidente verso l'estraneo. Intime Fremde scava in un passato doloroso facendo luce su un presente altrettanto cupo e sulle sue pericolosissime derive razziste utilizzando un linguaggio teatrale teso verso il futuro e disegnando i contorni di un teatro necessario.

LAURA TIMPANARO | Giuria

di Salvatore Insana ed Elisa Turco Liveri
con Elisa Turco Liveri
video e immagini Salvatore Insana
suono Achhn, Osvaldo Cibils, Sebastien Bach Pires (RRR)
con il sostegno di Florian Metateatro, ACS - Abruzzo Circuito Spettacolo, Stalker Teatro, L'Estruch

 

 

 

Il lavoro, Perfetto indefinito, (prendendo spunto da una personalità artistica realmente esistita, Claude Cahun), affronta prepotentemente il tema dell'identità individuale, declinandone l'accezione dal punto di vista di genere, ma anche psichico ed esistenziale, attraverso una galleria di immagini che si accendono e si spengono come rivelazioni, visioni oniriche deformi e in disfacimento, tracce e lampi di presenza. Il  pubblico è sollecitato a un gioco intimo tra la seduzione e l'abbandono, rischioso com'è rischioso ogni incontro, il vero gioco d'azzardo.
SONIA ANTINORI | Presidente di giuria

 

 

La più viva, la più fertile delle arti è anche quella più malleabile; una vena da cui si può estrarre un segno carico di senso magmatico, sempre in divenire. Per la sua natura indefinita e inclusiva il teatro si presta a queste sperimentazioni e quella presentata da Dehors Audela a CrashTest Festival 2017, sebbene si tratti di un primo esperimento di ricerca, è convincente e controversa quanto il suo riferimento artistico: la vita e le opere di Claude Cahun, scrittrice fotografa e attrice, omosessuale ebrea vissuta nel primo Novecento. Una figura rappresentativa della crisi del secolo, vittima delle sue idiosincrasie; testimone precoce di una condizione esistenziale che Dehors Audela racconta sulla base della loro esperienza di artisti performativi degli anni Duemiladieci. Il mezzo tecnico è semplice ma d'effetto, le proiezioni curate da Salvatore Insana che si interfacciano come un corpo fisico con la presenza scenica di Elisa Turco Liveri, impegnata in coreografie e semplici evocativi movimenti. L'apparato scenografico è scarno, risaltano i colori -un vestito blu e un palloncino rosso - ma la scena è contornata da una cornice che separa palco e pubblico attraverso un telo di tulle. Tessuto delicato ma infrangibile, dà l'effetto di trovarsi di fronte ad una foto composta ad arte o ad una raffinata citazione pittorica in tragico movimento.
GIULIO BELLOTTO | Giuria

 

 

Rumori sinistri, disegno luci dai toni bassi, scenografia simbolica e uno spazio circoscritto, rendono la performance Perfetto indefinito della compagnia Dehors/Audela, un racconto familiare e al contempo alieno.

È la storia di un'artista ai più sconosciuta ma, forse, è la storia di ognuno di noi.

Claude Cahun, scrittrice, fotografa, attrice, omosessuale ed ebrea, perseguitata e aggredita, scampata alla morte più volte, appare e scompare sul palco grazie alla proiezione delle sue fotografie, agli stralci dei suoi testi e, soprattutto, all'interpretazione di Elisa Turco Liveri.

Sì è, senza dubbio, alla ricerca di una propria identità, di un proprio spazio nel mondo, si ha il bisogno di difendersi ma, inevitabilmente, anche di lasciarsi andare. Una ricerca che cita riferimenti pittorici e storici, drammaturgicamente in fieri che, sicuramente, continueremo a osservare, anche perché: "il solo incontro fondamentale si è prodotto prima della realtà".

MIRIAM LAROCCA | Giuria

 

 

Dissotterrare ossa dimenticate è quello che hanno tentato Elisa Turco Livieri e Salvatore Insana con la performance Perfetto indefinito: primo esperimento di una ricerca svolta sull'artista surrealista Claude Cahun, emblematico esempio di costruzione e perdita continua dell'identità. Su un palcoscenico quasi vuoto ma invaso di riferimenti artistici si snoda una danza al ritmo di dissonanze disturbanti che vede la protagonista confrontarsi sempre con un alter ego digitale. Tutto avviene dietro a un tulle sul quale vengono proiettate forme "aliene", citazioni e ritratti di Cahun che, senza soluzione di continuità, si compongono e scompongono. La Turco Liveri agisce quasi in trans, senza mai avvicinarsi a noi, rapiti o sconcertati, dall'estetizzante suggestione dell'immagine su cui questo lavoro fa forza.

SILVIA MAURI | Giuria

 

 

Nella dicitura teatro contemporaneo possono essere contenute le più diverse forme. Perchè rinunciare a qualcuna, quando è possibile affastellarle, perchè scegliere una sola linea di interpretazione quando tutte possono avere cittadinanza. Perfetto indefinito non potrebbe avere titolo più calzante. Gli scritti di Claude Cahun, surrealista, ebrea, omosessuale, aliena a tutte le maggioranze - e che per questo usava il suo corpo per mettere in crisi qualsiasi categoria – non sono che il seme di un lavoro che sfida il pubblico. Che offre, nel corpo di Elisa Turco Liveri e nei video di Salvatore Insana delle macchie di Roschach nelle quali ciascuno è chiamato a riconoscere ciò che la sua individualità gli suggerisce.

CHIARA PALUMBO | Giuria

 

 

Un monologo intenso, una messa a nudo di una esistenza aliena, quella di Claude Cahun, artista surrealista omosessuale ed ebrea nell'Europa dei regimi totalitari. Disegnando atmosfere da thriller psicologico, Salvatore Insana e Elisa Turco Liveri riscoprono nel pensiero di Claude Cahun i dubbi e la crisi di identità di una generazione: quella dei 30/40enni di oggi. Attraverso una drammaturgia raffinata in cui la voce dell'attrice interagisce con altri tre grandi protagonisti, la luce, il video, il suono, la compagnia romana disegni i contorni di una storia originale ma destinata tragicamente a ripetersi. L'integrazione degli "alieni" è ancora lontana mentre l'orizzonte di una Europa "totalitaria" è vicino. Preziose e ricercate le citazioni di classici della storia dell'arte: Giuditta ed Oloferne, San Giovanni Battista di Leonardo da Vinci, la Venere con gli stracci di Pistoletto.

LAURA TIMPANARO | Giuria

 

regia Stefano Filippi
con Alice Casarosa, Greta Cassanelli, Carolina Cavallo, Valentina Grigò, Ilaria Orselli, Irene Rametta
costumi Fondazione Cerratelli
canzoni originali Valentina Grigò

 

Negli anni Settanta ci si caricava uno zaino in spalla e si usciva a vedere il mondo. Quella che era una tradizione di elite si era trasformata nella pratica diffusa di una gioventù chiamata a cambiare il tessuto culturale. Nasceva l'interrail: un passaporto – se non ancora per il mondo – per l'Europa. Ed è da questo (il viaggio, la conoscenza) che parte il primo lavoro in concorso, fin dal titolo Interrail. una composizione nutrita di allegorie, citazioni e stereotipie, e snodata sul filo dell'ironia attraverso un continuo cambio di registri e una falsariga marcatamente musicale. Pippi Calzelunghe, i Beatles, gli Abba, Klimt, Poirot, Edith Piaf, Picasso, Paco de Lucia, Ibsen e Kurt Weil ci portano in quella giostra felix e infelix da cui il nostro continente ha osservato il globo nella prospettiva eurocentrica messa in discussione dal mutamento identitario in atto.

SONIA ANTINORI | Presidente di giuria

 

 

 

Si dice che l'importante è il viaggio, non la mèta. Eppure anche il mezzo ci può dire molto: se il topòs di viaggio nordamericano è on the road, la vecchia Europa è meno meccanica e più romantica. Lei viaggia in treno.
Nello spettacolo in concorso a Crashtest Festival 2017 (già vincitore di Cantiere Futuro 2016) FrequenzeAlfa Teatro, compagnia pisana che propone la sua arte come ponte tra stati di coscienza, intercetta scaglie d'identità europea in viaggio sui binari. Sei donne - ma tra di loro si chiamano "ragazze" - parlano lingue diverse e vengono da paesi diversi. Si incontrano in treno, nei vagoni di un Interrail in partenza dall'Italia; ovviamente, in ritardo. Ci scusiamo per il disagio. O forse no visto che nell'attesa, senza l'utilizzo di scenografie ma in un vorticare di oggetti scenici dall'utilizzo attentamente calibrato, prende vita un caleidoscopio di immagini e canzoni. Ne risulta una commedia musicale in frammenti, nata da un pretesto narrativo originale ma priva di una solida trama almeno quanto la liquida vecchia Europa manca di una reale unità. I quadri di susseguono come i paesaggi si inseguono fuori dal finestrino del vagone, spesso con notevole scioltezza talvolta con qualche asperità ma sempre rivelando la bravura delle attrici, versatili interpreti in scena e nel canto. Il ritmo è serrato, segue il familiare tu-tum del treno; a volte lo spettatore/viaggiatore si adagia su questa struttura ed il viaggio si fa più sonnolento. Ma lo stridore dei freni in stazione lo ridesta. Eccoci di nuovo nel Belpaese per un ultimo, spietato, quadro su vizi e virtù nostrane; il sopralerighe che ci ha accompagnato fin qua diventa ironia e grottesco e il divertito intrattenimento a cui abbiamo assistito acquista infine l'affilato valore etico politico di cui l'Europa ha disperatamente bisogno.

GIULIO BELLOTTO | Giuria

 

 

Interrail: un biglietto, grazie!

Calati in un'atmosfera almodovariana, osserviamo sei amiche in partenza, colorate, chiassose, ognuna con la propria valigia, la propria suoneria del telefono e, soprattutto, la propria personalità… apprendere dalla voce in stazione che il loro treno registra un preoccupante ritardo!

Le sei donne però, al posto di ritrovarsi sull'orlo di una crisi di nervi, reagiscono intraprendendo un viaggio ideale. Inizia così un percorso fatto di canti e suoni, di gesti e accenni di danza, di momenti comici e riflessioni sulla storia e le origini dell'Europa.

Le capacità attoriali e canore delle interpreti e lo svizzero meccanismo che guida i loro movimenti sul palco (e dietro di esso), permettono il realizzarsi di uno spettacolo fluido, ironico e dal ritmo ben calibrato, "in grado di sottolineare il valore della diversità e la ricchezza delle culture differenti". 

Passando da Zeus all'Impero romano, dai Barbari alla primavera del Rinascimento, osservando fantasiosi ghigliottinamenti e quadri che prendono vita, sfilano davanti ai nostri occhi la Principessa Sissi e Freud, Mozart e Majakovskj, la Marianne e Hitler, la Regina d'Inghilterra, i Beatles e Rolling Stones, Edith Piaf ma anche le Spice Girls e quanto di più pop possiamo immaginare.

Oltre al commovente tributo ai grandi della Spagna, non viene lesinato nemmeno un sapiente accenno ai Balcani, alla Finlandia la Grande Madre Russia.

Sui binari della fantasia, l'Interrail prosegue mostrando, infine, una grottesca sfilata nel Belpaese: Tangentopoli, la strage di Capaci, la Terra dei fuochi, i furbetti del quartierino e il BungaBunga, il tutto condito da un linguaggio politicamente scorretto a sottolineare i soliti cliché sul razzismo.

Puntare il dito solo sulle cose negative del nostro Paese potrebbe far riflettere o anche infastidire ma il silenzioso e potente gesto finale che,  letteralmente pianta con forza i migliori esempi della nostra cultura su un terreno che, si spera resti fertile, sembra infine, consegnarci la speranza e la voglia di continuare questo viaggio

MIRIAM LAROCCA | Giuria

 

 

Smaccatamente sopra le righe le sei protagoniste dello spettacolo/concerto Interrail di FrequenzeAlfa Teatro ci portano in un viaggio che, attraversando le acque del Danubio, si dirama nei suoi "affluenti" raggiungendo tutti gli altri paesi europei di cui si inscenano i culti più o meno folcloristici ma anche più o meno pop. Dietro a questo vorticoso racconto tutto giocato sul ritmo incalzante vi è una ricerca sulle origini e l'evoluzione di una Europa ora in fase di disgregazione; scendere a fondo nella storia dei popoli è significato, per la compagnia, toccarne le ossa.

SILVIA MAURI | Giuria

 

 

I trentenni di oggi sono la generazione che ha smesso di sentirsi figlia di un luogo solo per scoprirsi figlia del mondo, in cui i confini si sfumano e coloro che erano alieni agli altri possono incontrarsi anche senza parlare la stessa lingua. Ad esempio su un treno interrail, che seguendo le vie d'acqua si affaccia sull'Europa dal finestrino, e mette nello zaino i suoni di ciò che incontra. Ne nasce lo spettacolo concerto di sei valide attrici della compagnia pisana Frequenze Alfa, che corrono sulle rotaie tra i canti di quarti di tono georgiani, il catalogo delle donne di Mozart, la Disney e le hit degli ABBA. Al regista Stefano Filippi il compito di ricucire la trama di un viaggio nello spazio e nel tempo, che in un vorticare di complessi ed evocativi cambi d'abito lascia spazio all'ironia e al grottesco per far sfilare i vizi nostrani e le virtù del Vecchio Continente, strizzando l'occhio al musical e lasciando scegliere al viaggiatore quale delle numerose suggestioni portare con sé.

CHIARA PALUMBO | Giuria

 

 

Cos'è il teatro se non un viaggio? Un percorso intimo, emotivo, introspettivo che può diventare sociale e persino politico. Da questa premessa FrequenzeAlfa Teatro ha sviluppato uno spettacolo/concerto sottoforma di viaggio in treno, un interrail lungo il vecchio continente. Sul palco sei attrici/cantanti tracciano i contorni di un'Europa variegata, ricca di storia, cultura, tradizioni popolari, linguistiche e musicali ma altrettanto dotata di criticità.
Un gioco vivace, colto e allegro ma con un epilogo amaro e per nulla scontato. Dalla storia d'Europa ai fenomeni trash degli anni 2000, dal catalogo di Don Giovanni alle hit degli Abba o dei Rolling Stones, dalle casalinghe del sud Italia alle giovani donne europee che suggellano viaggi con un selfie di rito, il viaggio lungo i sentieri europei non conosce soste, solo derive pericolose verso l'ignoranza e il razzismo. L'approdo è segnato da un affresco italico di storia contemporanea ironico e amarissimo: una grottesca sfilata di moda in cui compaiono la mafia, le logge massoniche, i rifiuti tossici di Scampia, le tangenti, il rubygate.

LAURA TIMPANARO | Giuria

 

 

Alieni. Orgogliosa di presenziare la giuria di un Premio intitolato a questo. Qui e ora. Il nostro Paese pulsa intolleranza. Nelle sue vene scorre una chimica che la mia generazione aveva creduto debellata (eravamo, siamo i figli dei figli della guerra, di due guerre). Oggi di giorno in giorno e a velocità impressionante la difesa della propria identità passa attraverso l'esclusione dell'altro, la sua messa al bando. Ma chi sono gli alieni, si chiede qui, al Crashtest Festival? Che equivale a dire: qual è il mio orizzonte? E quindi in altre parole: chi sono io?

 

Componente della giuria critica del festival Direction Under 30 2016 del Teatro Sociale di Gualtieri.

Social Media Strategies for Dramma Review al Festival Internazionale del Teatro (Venezia, 43ª edizione).

Assistente ufficio stampa per il Teatro Out Off - Stabile di Innovazione. Collaboratrice freelance di Krapp's Last Post,  Lifetelevision.it e L'alba periodico.

Si forma con Andrea Porcheddu, Anna Perez Pages e segue numerosi workshop di critica teatrale.

Critica teatrale per Art a Part of cult(ure) diretto da Isabella Moroni e Culturweek diretto da Maurizio Porro.

Capo redattrice del giornale culturale Elzevirus, redattrice di Gaypost.it e delle sezioni diritti civili e attualità di Lo Sbuffo.

Dopo alcuni anni di formazione teatrale e corsi di drammaturgia (diretto da La Confraternita del Chianti) e regia teatrale (con Paolo Faroni) si è dedicata alla critica e al giornalismo culturale.

Ufficio Stampa delle compagnie Le Brugole & co. Collaboratrice editoriale di Manni Editori, ha curato e moderato un ciclo di incontri letterari a tematica LGBT per conto di Gaystatale Milano.

Corrispondente ai festival IT teatro indipendente, Tempo di Libri, Salone del Libro di Torino.

Master in critica giornalistica presso l'Accademia Nazionale d'Arte Drammatica Silvio d'Amico.

Assistente di produzione alla scuola dei mestieri dello spettacolo del Teatro Biondo di Palermo diretta da Emma Dante.

Giornalista per il Pickwick, Recensito.net, Farespettacolo.it, ha collaborato con l'ufficio stampa del Teatro Biondo di Palermo.

Parte della giuria di esperti per la prima edizione del Playfestival 1.0, festival di teatro contemporaneo.

Master in critica giornalistica presso l'Accademia Nazionale d'Arte Drammatica Silvio d'Amico, collabora come redattrice culturale e critico teatrale per varie testate online.

Ha preso parte a diversi progetti di promozione ed educazione del pubblico nell'ambito del Festival dei 2 Mondi di Spoleto e della 35ª edizione del Festival Orestiadi di di Gibellina.

Dal 2016 cura la didattica della visione di spettacoli rivolti al teatro ragazzi, incontrando alunni e studenti delle scuole dell'infanzia, elementari e medie inferiori, per conto dell'ente formativo AGITA/Casa dello Spettatore.

Formata nella scuola dei Match di Improvvisazione Teatrale, da anni sperimenta il lavoro a teatro con i bambini.

 

Direttore della programmazione teatrale di Associazione La Tàiga.

Impegnato dal 1999 in un percorso di pratica teatrale, si forma con Mariella Messa Parravicini, Eugenio De Giorgi, Aleksandr Sokurov e altri.

Collaboratore di redazione per i magazine PaneAcquaCulture, Stratagemmi, Eolo.

Blogger corrispondente dai festival teatrali Acrobazie Critiche, IT Indipendent Theatre, L'ultima luna d'estate, Direction Under 30 mutuo soccorso del Teatro Sociale di Gualtieri, Segnali.

Giuria critica a Play Festival 2.0 di ATIR Teatro Ringhiera 2014.

Redattore di Teatro per La Tigre di Carta.

 

 

Drammaturga, attrice e regista teatrale italiana. Laureata in Storia dello Spettacolo a Firenze, studia recitazione in Italia e in Germania, formandosi con Giorgio Albertazzi, Ugo Chiti e altri.

Dal 1993 vince diversi tra i principali premi nazionali di drammaturgia. Anche traduttrice, alterna esperienze professionali a numerosi soggiorni all'estero per curare progetti culturali e antropologici tra cui il progetto W.I.S.E. (Workshop Identity: a Story about Europe).

Collabora come docente in diverse istituzioni tra cui la Scuola Holden di Torino e il CUT di Venezia.
Di recente è stata chiamata a rappresentare l'Italia al Festival Internazionale di Teatro Femminile a L'Avana (Cuba).

 

L'edizione 2017 di CrashTest - Collisioni di teatro contemporaneo si arricchisce grazie ad un blog di recensioni scritte durante i giorni del festival da una giuria di 5 giovani critici presieduta dalla drammaturga, regista e attrice teatrale SONIA ANTINORI.

I 5 critici di quest'anno sono: GIULIO BELLOTTO, MIRIAM LAROCCA, SILVIA MAURI, CHIARA PALUMBO, LAURA TIMPANARO.

La giuria critica avrà anche il compito di assegnare il premio finale di 2000 euro ad una delle quattro compagnie in concorso.

Tre giorni totalmente dedicati al teatro, tre giorni di spettacoli, laboratori, dibattiti e confronti.