regia Stefano Filippi
con Alice Casarosa, Greta Cassanelli, Carolina Cavallo, Valentina Grigò, Ilaria Orselli, Irene Rametta
costumi Fondazione Cerratelli
canzoni originali Valentina Grigò

 

Negli anni Settanta ci si caricava uno zaino in spalla e si usciva a vedere il mondo. Quella che era una tradizione di elite si era trasformata nella pratica diffusa di una gioventù chiamata a cambiare il tessuto culturale. Nasceva l'interrail: un passaporto – se non ancora per il mondo – per l'Europa. Ed è da questo (il viaggio, la conoscenza) che parte il primo lavoro in concorso, fin dal titolo Interrail. una composizione nutrita di allegorie, citazioni e stereotipie, e snodata sul filo dell'ironia attraverso un continuo cambio di registri e una falsariga marcatamente musicale. Pippi Calzelunghe, i Beatles, gli Abba, Klimt, Poirot, Edith Piaf, Picasso, Paco de Lucia, Ibsen e Kurt Weil ci portano in quella giostra felix e infelix da cui il nostro continente ha osservato il globo nella prospettiva eurocentrica messa in discussione dal mutamento identitario in atto.

SONIA ANTINORI | Presidente di giuria

 

 

 

Si dice che l'importante è il viaggio, non la mèta. Eppure anche il mezzo ci può dire molto: se il topòs di viaggio nordamericano è on the road, la vecchia Europa è meno meccanica e più romantica. Lei viaggia in treno.
Nello spettacolo in concorso a Crashtest Festival 2017 (già vincitore di Cantiere Futuro 2016) FrequenzeAlfa Teatro, compagnia pisana che propone la sua arte come ponte tra stati di coscienza, intercetta scaglie d'identità europea in viaggio sui binari. Sei donne - ma tra di loro si chiamano "ragazze" - parlano lingue diverse e vengono da paesi diversi. Si incontrano in treno, nei vagoni di un Interrail in partenza dall'Italia; ovviamente, in ritardo. Ci scusiamo per il disagio. O forse no visto che nell'attesa, senza l'utilizzo di scenografie ma in un vorticare di oggetti scenici dall'utilizzo attentamente calibrato, prende vita un caleidoscopio di immagini e canzoni. Ne risulta una commedia musicale in frammenti, nata da un pretesto narrativo originale ma priva di una solida trama almeno quanto la liquida vecchia Europa manca di una reale unità. I quadri di susseguono come i paesaggi si inseguono fuori dal finestrino del vagone, spesso con notevole scioltezza talvolta con qualche asperità ma sempre rivelando la bravura delle attrici, versatili interpreti in scena e nel canto. Il ritmo è serrato, segue il familiare tu-tum del treno; a volte lo spettatore/viaggiatore si adagia su questa struttura ed il viaggio si fa più sonnolento. Ma lo stridore dei freni in stazione lo ridesta. Eccoci di nuovo nel Belpaese per un ultimo, spietato, quadro su vizi e virtù nostrane; il sopralerighe che ci ha accompagnato fin qua diventa ironia e grottesco e il divertito intrattenimento a cui abbiamo assistito acquista infine l'affilato valore etico politico di cui l'Europa ha disperatamente bisogno.

GIULIO BELLOTTO | Giuria

 

 

Interrail: un biglietto, grazie!

Calati in un'atmosfera almodovariana, osserviamo sei amiche in partenza, colorate, chiassose, ognuna con la propria valigia, la propria suoneria del telefono e, soprattutto, la propria personalità… apprendere dalla voce in stazione che il loro treno registra un preoccupante ritardo!

Le sei donne però, al posto di ritrovarsi sull'orlo di una crisi di nervi, reagiscono intraprendendo un viaggio ideale. Inizia così un percorso fatto di canti e suoni, di gesti e accenni di danza, di momenti comici e riflessioni sulla storia e le origini dell'Europa.

Le capacità attoriali e canore delle interpreti e lo svizzero meccanismo che guida i loro movimenti sul palco (e dietro di esso), permettono il realizzarsi di uno spettacolo fluido, ironico e dal ritmo ben calibrato, "in grado di sottolineare il valore della diversità e la ricchezza delle culture differenti". 

Passando da Zeus all'Impero romano, dai Barbari alla primavera del Rinascimento, osservando fantasiosi ghigliottinamenti e quadri che prendono vita, sfilano davanti ai nostri occhi la Principessa Sissi e Freud, Mozart e Majakovskj, la Marianne e Hitler, la Regina d'Inghilterra, i Beatles e Rolling Stones, Edith Piaf ma anche le Spice Girls e quanto di più pop possiamo immaginare.

Oltre al commovente tributo ai grandi della Spagna, non viene lesinato nemmeno un sapiente accenno ai Balcani, alla Finlandia la Grande Madre Russia.

Sui binari della fantasia, l'Interrail prosegue mostrando, infine, una grottesca sfilata nel Belpaese: Tangentopoli, la strage di Capaci, la Terra dei fuochi, i furbetti del quartierino e il BungaBunga, il tutto condito da un linguaggio politicamente scorretto a sottolineare i soliti cliché sul razzismo.

Puntare il dito solo sulle cose negative del nostro Paese potrebbe far riflettere o anche infastidire ma il silenzioso e potente gesto finale che,  letteralmente pianta con forza i migliori esempi della nostra cultura su un terreno che, si spera resti fertile, sembra infine, consegnarci la speranza e la voglia di continuare questo viaggio

MIRIAM LAROCCA | Giuria

 

 

Smaccatamente sopra le righe le sei protagoniste dello spettacolo/concerto Interrail di FrequenzeAlfa Teatro ci portano in un viaggio che, attraversando le acque del Danubio, si dirama nei suoi "affluenti" raggiungendo tutti gli altri paesi europei di cui si inscenano i culti più o meno folcloristici ma anche più o meno pop. Dietro a questo vorticoso racconto tutto giocato sul ritmo incalzante vi è una ricerca sulle origini e l'evoluzione di una Europa ora in fase di disgregazione; scendere a fondo nella storia dei popoli è significato, per la compagnia, toccarne le ossa.

SILVIA MAURI | Giuria

 

 

I trentenni di oggi sono la generazione che ha smesso di sentirsi figlia di un luogo solo per scoprirsi figlia del mondo, in cui i confini si sfumano e coloro che erano alieni agli altri possono incontrarsi anche senza parlare la stessa lingua. Ad esempio su un treno interrail, che seguendo le vie d'acqua si affaccia sull'Europa dal finestrino, e mette nello zaino i suoni di ciò che incontra. Ne nasce lo spettacolo concerto di sei valide attrici della compagnia pisana Frequenze Alfa, che corrono sulle rotaie tra i canti di quarti di tono georgiani, il catalogo delle donne di Mozart, la Disney e le hit degli ABBA. Al regista Stefano Filippi il compito di ricucire la trama di un viaggio nello spazio e nel tempo, che in un vorticare di complessi ed evocativi cambi d'abito lascia spazio all'ironia e al grottesco per far sfilare i vizi nostrani e le virtù del Vecchio Continente, strizzando l'occhio al musical e lasciando scegliere al viaggiatore quale delle numerose suggestioni portare con sé.

CHIARA PALUMBO | Giuria

 

 

Cos'è il teatro se non un viaggio? Un percorso intimo, emotivo, introspettivo che può diventare sociale e persino politico. Da questa premessa FrequenzeAlfa Teatro ha sviluppato uno spettacolo/concerto sottoforma di viaggio in treno, un interrail lungo il vecchio continente. Sul palco sei attrici/cantanti tracciano i contorni di un'Europa variegata, ricca di storia, cultura, tradizioni popolari, linguistiche e musicali ma altrettanto dotata di criticità.
Un gioco vivace, colto e allegro ma con un epilogo amaro e per nulla scontato. Dalla storia d'Europa ai fenomeni trash degli anni 2000, dal catalogo di Don Giovanni alle hit degli Abba o dei Rolling Stones, dalle casalinghe del sud Italia alle giovani donne europee che suggellano viaggi con un selfie di rito, il viaggio lungo i sentieri europei non conosce soste, solo derive pericolose verso l'ignoranza e il razzismo. L'approdo è segnato da un affresco italico di storia contemporanea ironico e amarissimo: una grottesca sfilata di moda in cui compaiono la mafia, le logge massoniche, i rifiuti tossici di Scampia, le tangenti, il rubygate.

LAURA TIMPANARO | Giuria