MACBETH
aut Idola Theatri

da W. Shakespeare

con Dalila Cozzolino
drammaturgia e regia Dalila Cozzolino
aiuto regia Rachele Minelli
luci e suono Giacomo Cursi

produzione Compagnia Ragli
co-produzione Sala Romateatri

 

Nel monologo “Macbeth”, Dalila Cozzolino della romana Compagnia Ragli padroneggia il palco e cattura l’attenzione del pubblico, a cominciare dalla gradevole impostazione della voce e dalla cura della dizione. L’attrice convince per la spiccata capacità di portare in scena, con abilità tecnica e forza comunicativa, una versione, tutta interiore, della tragedia di William Shakespeare. Momento dopo momento, attraversa, quindi, quasi in un viaggio psicologico, gli stati di coscienza di Macbeth, in un mondo fatto di visioni. Facendo perno sulla battuta fondamentale “Salute a te, che un giorno sarai re”, Cozzolino fa capire come una frase possa rivoluzionare una vita e sa rendere manifesto l’immenso potere creativo di questo personaggio dalle mille sfaccettature, nella sua libertà spaventosa di immaginare, che diventa, però, anche pericolosa solitudine. Raffinata la scelta delle musiche, solo apparentemente a contrasto con il contesto, che accentuano i diversi stati emotivi del personaggio. Risultano d’effetto i giochi di luce, che aumentano l’intensità della rappresentazione, che si dimostra, nella sua interezza, di alto livello, nel far “sentire oltre il sentire, vedere e mostrare ciò che non c’è”.

LAURA GUARDUCCI | Giuria

 

Partendo dal capolavoro shakespeariano, la Compagnia Ragli porta in scena uno studio intorno all’opera di Francis Bacon “Novum Organum”, in cui è presente il concetto di idola theatri, descritto come la facoltà di immaginare dei mondi fittizi da palcoscenico, una possibilità di vedere la realtà come intrisa di presagi, scopi e fini. Lo spettacolo, imperniato sulle notevoli abilità di Dalila Cozzolino – attrice e regista della pièce – si avvale di un apparato scenico immaginifico, valorizzato dal disegno luci di Giacomo Cursi, in cui ogni elemento è funzionale al racconto di una dimensione altra dove la tragedia si è già consumata, dei personaggi del Macbeth rimangono solo elmi appesi a un esile filo e brandelli di versi sparsi. Una battaglia sanguinaria per l’ascesa sul trono o per la conquista della scena da abitare col proprio corpo e la propria voce come i re, come gli attori.

 

EDOARDO BORZI | Giuria

 

Che potere ha un attore sul palcoscenico? E che potere ha un uomo sulla sua vita? Maschere e fantasmi, incedere di passi, tanto fascino e magnetismo dell'attrice Dalila Cozzolino in "Macbeth - aut idola teatri" per raccontare un mestiere e una vita in costante conflitto con il potere e la responsabilità delle proprie azioni, in scena e nella vita. 

MARTINA COLUCCI | Giuria

 

Come una nuvola, un’Amleta nella tempesta che impazza, la strapazza nelle storie, nei personaggi, tra gli elmi di spiriti lontani, a corte – a corte! -, nei boschi, all’inferno – che fa un freddo cane in quest’inferno -; tra sguardi che la fulminano, eventi che la sospingono, desideri la fanno turbinare tra gli elementi di una tragedia già scritta, già fatta, già re-citata: è precipitata nel potere. “Salute a te, che un giorno sarai re”. La strega si morde la lingua, e Amleta si sguinzaglia la vita. E chissà della vita cosa capisce, cosa può afferrare?
Niente, nessuna goccia d’acqua ti resta in mano di questo fiume in piena, si può solo cavalcare, lasciarsi portare cercando di rimanere in sella. Scalcia la vita dentro di lei, scalcia la realtà sotto i suoi piedi, la brucia, la respinge. Chiede il conto, ma quale prezzo può mai avere un’esistenza? Amore – amore mio! -, la bellezza, la giustizia, l’infallibilità, la sensatezza, sono solo camere ammuffite di un albergo dai prezzi gonfiati.

ELENA ZETA | Giuria